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Discepolo, Girolamo: 2 schede

Pescetti, Orlando <1556ca.-1624ca.>

Il Cesare tragedia d'Orlando Pescetti dedicata al sereniss. principe Donno Alfonso 2. d'Este duca di Ferrara
In Verona: nella stamparia di Girolamo Discepolo, 1594
[8], 150, [2] p. ; 4o. Segn.: 4A-T4.
Impronta: ariu a:a, o:a, DaSo (3) 1594 (R)
Marca: Il genio dell'Industria salva la Fortuna dalle acque. In una cornice figurata. Motto: Fortuna forti sublevanda Industria.
Marca (V539) sul front. Cors.; rom. Iniziali e fregi xil. Ex libris Bibliotheca Cappuccinorum Bergomi alla sguardia incollata. I. ed. Legata con la Merope, la Galatea, Giustina reina di Padoua.

Discepolo, Girolamo

Coll.: 2751 - C.I 8. Riportata su CD 42/1
Orlando Pescetti, pedagogista e letterato nacque a Marradi (Firenze) verso il 1556 e morì a Verona (Venezia?) intorno al 1624. Partecipò alle maggiori polemiche letterarie del suo tempo sulla superiorità dell’Ariosto sul Tasso, sulla legittimità della tragicommedia accesa dall’uscita del "Pastor fido" di Giovanni Battista Guarini. Fondò a Verona una scuola a spese del comune in opposizione alle scuole confessionali. La lettera dedicatoria dell'autore al Duca Alfonso d'Este é datata 19 feb. 1594. Questa sua modesta tragedia ispirò probabilmente l'Julius Caesar di Shakespeare.

Bonarelli, Guidubaldo<1563-1608>

Filli di Sciro, fauola pastorale del C. Guidubaldo Bonarelli. All'Altezza Sereniss. d'Urbino. Di nuouo ricorretta, con l'aggiunta delle note a tutte le sentenze di essa
In Viterbo: presso Girolamo Discepolo, 1613
192 p. ; 16o. Segn.: A-E16.

Discepolo, Girolamo

Coll.: 2221 - E.V 67
Guidubaldo Bonarelli, nacque ad Urbino nel 1563 e morì a Fano nel 1608. Fu mandato in Francia a studiare teologia, ma non volle seguire la carriera ecclesiastica e preferì l'ufficio di maestro di camera presso il duca di Ferrara, che apprezzando in lui il vivido intelletto, non tardò ad affidargli missioni delicate. Seguendo le vicende degli Estensi, passò poi a Modena ai servigi del duca Cesare e poi del Cardinale Alessandro che lo avrebbe voluto suo primo maggiordomo in Roma. Benchè malato per accettare l'invito, postosi in viaggio, fu sorpreso dalla morte a Fano nel 1608. La fine immatura tolse all'autore la possibilità di lasciare frutti copiosi del suo ingegno, ma alla sua fama bastò la Filli di Sciro, commedia pastorale che egli donò alla Accademia degli Intrepidi di Ferrara, dove venne pubblicata nel 1607. E' giudicata ciò che di meglio, il già stanco genere pastorale produsse nel XVII sec. Non le mancano eleganza, musicalità di versi, nè sapienza di costruzione scenica, ma il caso psicologico da cui vorrebbe derivare la sua originalià non fu accettato. Trattasi del doppio amore di Celia che in "Filli di Sciro" si innamora con la stessa passione di due giovani che l'hanno salvata da un centauro. I contemporanei sentirono l'ardimento e l'inverosimiglianza di siffatta invenzione e lo stesso autore fu costretto a giustificarla attraverso numerose pagine di prosa. Tutto ciò non impedì alla Filli di avere grandissima fortuna in Italia e fuori, come dimostrano le molte edizioni, le traduzioni e le non rare imitazioni.
 
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