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Bolzoni Giglio, Giulio & Formentini, Giuseppe: una scheda

Berni, Francesco <1497?-1535?>

I Drami del sig. conte Francesco Berni da varie impressioni qui raccolti, e ristampati. ...
In Ferrara: per Giulio Bolzoni Giglio, e Giuseppe Formentini. (In Ferrara: nella stampa episcopale di Giulio Bolzoni Giglio, e Giuseppe Formentini. In cortile, 1666)
780, [1] p., [1] c. di tav. : ill. ; 12o. Segn.: 6 A-2E12. L'ultima c. bianca.
Impronta: l-ne o.E. toe' hare (7) 1666 (A)
Marca in calce. Front. inciso e occhietto precedono il front. tip. Iniz. e fregi xilogr.

Bolzoni Giglio, Giulio & Formentini, Giuseppe

Coll.: 1530 - G.IV 38
Francesco Berni (Lamporecchio, 1497– Firenze, 26 maggio 1535) scrittore e poeta italiano, era figlio di un notaio. Si formò a Firenze e prosegui i suoi studi nel 1517 a Roma, ospite di un suo parente, il cardinal Bibbiena. Nel 1522 lanciò numerosissime satire contro l'eletto al soglio pontificio, Adriano Florensz ovvero Adriano VI e per questo fu obbligato a lasciare Roma. Fece ritorno a Firenze dove nel 1535, forse invischiato in un intrigo di corte, morì avvelenato a soli 38 anni. La sua opera è molto ristretta a differenza degli altri poeti del suo secolo, data la sua breve vita: scrisse dei Carmina in latino in modo convenzionale, rime in modo occasionale e sonetti di diverso argomento. Scrisse anche scherzi scenici come La Catrina (1516), Dialogo contra i poeti (1526), un rifacimento dell'Orlando innamorato di Boiardo (1524-31). Ottenne fama grazie ai "32 Capitoli", pensieri satirici in terzine scritti in momenti diversi che furono pubblicati in edizioni incomplete all'inizio del 1537 e in modo completo solo nel 1885. Sempre nel 1885 furono pubblicate le "Lettere" dal carattere molto scherzoso. Il Berni fu un poeta atipico, le sue opere si distinsero per le rappresentazioni della vita e della realtà, scherzose ma a volte crudeli, sugli argomenti poetici come: la peste, i peccati di gola, la letterarietà e gli indebitamenti. Egli utilizza gli stili e un linguaggio alto, brillante e spesso molto raffinato e mai volgare nei suoi versi critici e satirici. Fu preso d'esempio da tutti i poeti satirici e da lui derivò un genere letterario, il "capitolo bernesco" e la poesia "bernesca", che fino al XIX secolo fu seguito da molti (nel Settecento dall'Arcadia e nell'Ottocento dal Romanticismo).
 
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