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Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>: 8 schede

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

Gli incantesimi comedia di M. Gianmaria Cecchi fiorentino
In Venetia : appresso Bernardo Giunti, 1585
31, [1] c. Segn.: A-D8. La c. D8 e' bianca
Impronta: noa) mio) o.o. VnAr (3) 1585 (R)
I. ed. in versi. In cornice figurata: stemma Medici-Cappelli (6 palle, leone, cappello),(Z1147). Esemplare mutilo della c. D8.

Coll.: 4814 - L.IV 41
Giovanni Maria Cecchi (Firenze, 1518 - 1587) fu commediografo e notaio devoto alla famiglia dei Medici. Occupò importanti uffici pubblici ed ebbe varie attività. Amante della patria lingua scrisse anche opere utili alla comprensione del linguaggio fiorentino di quei tempi, nonchè una raccolta di "Poesie", nonchè fra le altre cose il Sommario de' magistrati di Firenze(1562) e Per una storia istituzionale dello Stato fiorentino, ma il suo nome é indubbiamente legato alla produzione di una cinquantina tra commedie, intermezzi scenici, drammi e farse spirituali. Nelle commedie, 21, il Cecchi imitò quelle latine, ma ne scrisse anche di originali come l'Assiuolo e il Diamante, ma anche in quelle latine egli tenne costantemente d'occhio il mondo presente, onde le sue commedie assumono l'importanza di documenti di vita familiare e sociale dei suoi tempi. Il Cecchi, pur essendo un uomo modesto, cercò per le sue commedie un editore illustre come Giolito de' Ferrari veneziano che nel 1550 stampò, la Dote, i Dissimili, gli Incantesimi, la Stiava e l'Assiuolo. Dopo la sua morte il Giunti veneziano, nel 1585 ne pubblicò altre nove, comprese alcune già note, tradotte in versi. Alcune di esse furono ripubblicate nel 1750 a Venezia nel Teatro comico fiorentino. (Allacci 443), (Gamba 329).

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

I dissimili comedia di Gio. Maria Cecchi fiorentino
In Vinegia : appresso Gabriel Giolito de Ferrari e fratelli, 1550 (In Vinegia : appresso Gabriel Giolito de Ferrari e fratelli, 1550)
45, [3] c. ; 12o. Segn.: A-D12. Le ultime 2 c. sono bianche
Impronta: iaa- t-on o.a- tusa (3) 1550 (R)
Firma autografa di appartenenza scritta a china alla sguardia libera. I. ed. Cors.; rom. Marche (Z535) sul front., (U387) in fine. Fenice sulle fiamme che si sprigionano da anfora retta da 2 satiri con iniziali GGF. In alto motto: De la mia morte eterna vita i vivo. In basso: Semper eadem.(Z535). Fenice, rivolta al sole, su fiamme che si sprigionano da globo alato recante le iniziali G.G.F. Motto: Semper eadem (U387). Fregi xil.; iniziali xil. figurate. Adams C 1213; BMSTC Italian p. 163; Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari, v. 1, p. 315; EDIT 16 v. 3 2610; Index Aureliensis 134.841

Coll.: 4811 - L. IV 38. Riportata su CD 90
Giovanni Maria Cecchi (Firenze, 1518 - 1587) fu commediografo e notaio devoto alla famiglia dei Medici. Occupò importanti uffici pubblici ed ebbe varie attività. Amante della patria lingua scrisse anche opere utili alla comprensione del linguaggio fiorentino di quei tempi, nonchè una raccolta di "Poesie", nonchè fra le altre cose il Sommario de' magistrati di Firenze(1562) e Per una storia istituzionale dello Stato fiorentino, ma il suo nome é indubbiamente legato alla produzione di una cinquantina tra commedie, intermezzi scenici, drammi e farse spirituali. Nelle commedie, 21, il Cecchi imitò quelle latine, ma ne scrisse anche di originali come l'Assiuolo e il Diamante, ma anche in quelle latine egli tenne costantemente d'occhio il mondo presente, onde le sue commedie assumono l'importanza di documenti di vita familiare e sociale dei suoi tempi. Il Cecchi, pur essendo un uomo modesto, cercò per le sue commedie un editore illustre come Giolito de' Ferrari veneziano che nel 1550 stampò, la Dote, i Dissimili, gli Incantesimi, la Stiava e l'Assiuolo. Dopo la sua morte il Giunti veneziano, nel 1585 ne pubblicò altre nove, comprese alcune già note, tradotte in versi. Alcune di esse furono ripubblicate nel 1750 a Venezia nel Teatro comico fiorentino. (Allacci 259), (Gamba 328).

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

Il corredo comedia di M. Gianmaria Cecchi fiorentino.
In Venetia : appresso Bernardo Giunti, 1585
40, [2] c. 8. Segn.: A-E8 F2. La c. F2 é bianca
Impronta: i?ie o.o; o.e. BuIn (3) 1585 (R)
Ex libris alla sguardia incollata. Antica foto di un possessore al verso della sguardia libera. In cornice figurata: stemma Medici-Cappelli (6 palle, leone, cappello),(Z1147). I. ed.

Coll.: 4810 - L. IV 37. Riportata su CD 89
Giovanni Maria Cecchi (Firenze, 1518 - 1587) fu commediografo e notaio devoto alla famiglia dei Medici. Occupò importanti uffici pubblici ed ebbe varie attività. Amante della patria lingua scrisse anche opere utili alla comprensione del linguaggio fiorentino di quei tempi, nonchè una raccolta di "Poesie", nonchè fra le altre cose il Sommario de' magistrati di Firenze(1562) e Per una storia istituzionale dello Stato fiorentino, ma il suo nome é indubbiamente legato alla produzione di una cinquantina tra commedie, intermezzi scenici, drammi e farse spirituali. Nelle commedie, 21, il Cecchi imitò quelle latine, ma ne scrisse anche di originali come l'Assiuolo e il Diamante, ma anche in quelle latine egli tenne costantemente d'occhio il mondo presente, onde le sue commedie assumono l'importanza di documenti di vita familiare e sociale dei suoi tempi. Il Cecchi, pur essendo un uomo modesto, cercò per le sue commedie un editore illustre come Giolito de' Ferrari veneziano che nel 1550 stampò, la Dote, i Dissimili, gli Incantesimi, la Stiava e l'Assiuolo. Dopo la sua morte il Giunti veneziano, nel 1585 ne pubblicò altre nove, comprese alcune già note, tradotte in versi. Alcune di esse furono ripubblicate nel 1750 a Venezia nel Teatro comico fiorentino. (Allacci 220), (Gamba 329).

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

Il donzello comedia di M. Gianmaria Cecchi fiorentino.
In Venetia : appresso Bernardo Giunti, 1585
43, [1] c. Segn.: A-E8 F4. La c. F4 e' bianca
Impronta: e.e) tate a,o, LaHo (3) 1585 (R)
In cornice figurata: stemma Medici-Cappelli (6 palle, leone, cappello),(Z1147). I. ed.

Coll.: 4812 - L. IV 39
Giovanni Maria Cecchi (Firenze, 1518 - 1587) fu commediografo e notaio devoto alla famiglia dei Medici. Occupò importanti uffici pubblici ed ebbe varie attività. Amante della patria lingua scrisse anche opere utili alla comprensione del linguaggio fiorentino di quei tempi, nonchè una raccolta di "Poesie", nonchè fra le altre cose il Sommario de' magistrati di Firenze(1562) e Per una storia istituzionale dello Stato fiorentino, ma il suo nome é indubbiamente legato alla produzione di una cinquantina tra commedie, intermezzi scenici, drammi e farse spirituali. Nelle commedie, 21, il Cecchi imitò quelle latine, ma ne scrisse anche di originali come l'Assiuolo e il Diamante, ma anche in quelle latine egli tenne costantemente d'occhio il mondo presente, onde le sue commedie assumono l'importanza di documenti di vita familiare e sociale dei suoi tempi. Il Cecchi, pur essendo un uomo modesto, cercò per le sue commedie un editore illustre come Giolito de' Ferrari veneziano che nel 1550 stampò, la Dote, i Dissimili, gli Incantesimi, la Stiava e l'Assiuolo. Dopo la sua morte il Giunti veneziano, nel 1585 ne pubblicò altre nove, comprese alcune già note, tradotte in versi. Alcune di esse furono ripubblicate nel 1750 a Venezia nel Teatro comico fiorentino. (Allacci 263), Gamba (329).

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

Il seruigiale comedia di Gio. Maria Cecchi fiorentino. Recitata in Firenze il Carnouale de l'anno 1555. nella Compagnia dei San Bastiano de fanciulli. Nuoumente stampata, con gli intermedii
In Fiorenza : appresso i Giunti, 1561 (In Fiorenza : appresso gli heredi di Bernardo Giunti, 1561)
99, [1] p. ; 8o. Segn.: A-E8 F10
Impronta: tome uaa, sala DiPo (3) 1561 (A)
Iniziali xil. Cors.; rom. Registro e data al colophon. Marca (Z654) sul front. Giglio fiorentino sorretto da due putti alati. In basso iniziale F. In cornice figurata (A51 - Z654). Edizione originale.

Coll.: 4815 - L.IV 42
Giovanni Maria Cecchi (Firenze, 1518 - 1587) fu commediografo e notaio devoto alla famiglia dei Medici. Occupò importanti uffici pubblici ed ebbe varie attività. Amante della patria lingua scrisse anche opere utili alla comprensione del linguaggio fiorentino di quei tempi, nonchè una raccolta di "Poesie", nonchè fra le altre cose il Sommario de' magistrati di Firenze(1562) e Per una storia istituzionale dello Stato fiorentino, ma il suo nome é indubbiamente legato alla produzione di una cinquantina tra commedie, intermezzi scenici, drammi e farse spirituali. Nelle commedie, 21, il Cecchi imitò quelle latine, ma ne scrisse anche di originali come l'Assiuolo e il Diamante, ma anche in quelle latine egli tenne costantemente d'occhio il mondo presente, onde le sue commedie assumono l'importanza di documenti di vita familiare e sociale dei suoi tempi. Il Cecchi, pur essendo un uomo modesto, cercò per le sue commedie un editore illustre come Giolito de' Ferrari veneziano che nel 1550 stampò, la Dote, i Dissimili, gli Incantesimi, la Stiava e l'Assiuolo. Dopo la sua morte il Giunti veneziano, nel 1585 ne pubblicò altre nove, comprese alcune già note, tradotte in versi. Alcune di esse furono ripubblicate nel 1750 a Venezia nel Teatro comico fiorentino. (Allacci 716), (Gamba 330).

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

L' esaltazione della croce con i suoi intermedi, ridotta in atto rappresentatiuo da Giouanmaria Cecchi cittadin fiorentino. Recitata in Firenze da' Giouani della Compagnia di San Giouanni Vangelista, con l'occasione delle nozze de' serenissimi gran duchi di Toscana.
In Firenze : nella stamperia di Bartolomeo Sermartelli, 1589
7, [1], 148 p. ; 8o. Segn.:+4 A-I8 K2
Impronta: ta'e 'ei, e?ba EvPe (3) 1589 (R)
Alla sguardia libera nota manoscritta a china sull'opera del possessore Luigi Bazzolini, senza data. Fregi xil. e iniziali xil. su fondo bianco ornate da elementi fitomorfi. A p. 115: Descrizione dell'apparato e de gl'intermedi fatti per la storia dell'esaltazione della croce di Baccio Cecchi. Marca (Z1151) sul front. In cornice: tartaruga porta sul dorso una vela gonfiata dal vento, sulla quale e il giglio fiorentino. Motto: Festina lente. (Z1151). Adams C 1215; EDIT 16 v. 3 2620; Index Aureliensis 134.856. A cura di Baccio Cecchi, il cui nome figura nella pref. Edizione originale rara.

Coll.: 4813 - L.IV 40
Giovanni Maria Cecchi (Firenze, 1518 - 1587) fu commediografo e notaio devoto alla famiglia dei Medici. Occupò importanti uffici pubblici ed ebbe varie attività. Amante della patria lingua scrisse anche opere utili alla comprensione del linguaggio fiorentino di quei tempi, nonchè una raccolta di"Poesie", nonchè fra le altre cose il Sommario de' magistrati di Firenze(1562) e Per una storia istituzionale dello Stato fiorentino, ma il suo nome é indubbiamente legato alla produzione di una cinquantina tra commedie, intermezzi scenici, drammi e farse spirituali. Nelle commedie, 21, il Cecchi imitò quelle latine, ma ne scrisse anche di originali come l'Assiuolo e il Diamante, ma anche in quelle latine egli tenne costantemente d'occhio il mondo presente, onde le sue commedie assumono l'importanza di documenti di vita familiare e sociale dei suoi tempi. Il Cecchi, pur essendo un uomo modesto, cercò per le sue commedie un editore illustre come Giolito de' Ferrari veneziano che nel 1550 stampò, la Dote, i Dissimili, gli Incantesimi, la Stiava e l'Assiuolo. Dopo la sua morte il Giunti veneziano, nel 1585 ne pubblicò altre nove, comprese alcune già note, tradotte in versi. Alcune di esse furono ripubblicate nel 1750 a Venezia nel Teatro comico fiorentino. Edizione originale assai rara, citata dagli Accademici della Crusca nella quinta impressione del Vocabolario. Fu procurata da Baccio Cecchi, figlio dell'autore. E' da preferirsi alla ristampa del 1592 che finora era l'unica citata dalla Crusca. (Allacci 307 cita edizione posteriore), (Gamba 331). La lettera dedicatoria del figlio dell'autore a Niccolò Tornabuoni, vescovo di Sansepolcro, é datata: Firenze, 20 di luglio 1589.

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

L'assiuolo: commedia, e saggio di proverbj. Per Giovan Maria Cecchi; coll'aggiunta di uno studio sulle commedie dell'autore [di Eugenio Camerini] e di una lezione sui proverbj toscani per Luigi Fiacchi
Milano: G. Daelli e Comp., 1863
VIII, 145 p. ; 16 cm.
Biblioteca rara; 8

Camerini, Eugenio; Fiacchi, Luigi

Comprende:
Coll.: M.III 39.1

Cecchi, Giovanni Maria <1518-1587>

La stiava comedia di M. Gianmaria Cecchi fiorentino.
In Venetia : appresso Bernardo Giunti, 1585
31 c. [1], 8°. Segn.: A-D8. La c. D8 é bianca
Impronta: o.si a.so sedi ChHo (3) 1585 (R)
In cornice figurata stemma Medici-Cappelli (6 palle, Leone. Cappello) (Marca Z1147). Cors.;rom.

Coll.: 4816 - L.IV 43
Giovanni Maria Cecchi (Firenze, 1518 - 1587) fu commediografo e notaio devoto alla famiglia dei Medici. Occupò importanti uffici pubblici ed ebbe varie attività. Amante della patria lingua scrisse anche opere utili alla comprensione del linguaggio fiorentino di quei tempi, nonchè una raccolta di "Poesie", nonchè fra le altre cose il Sommario de' magistrati di Firenze(1562) e Per una storia istituzionale dello Stato fiorentino, ma il suo nome é indubbiamente legato alla produzione di una cinquantina tra commedie, intermezzi scenici, drammi e farse spirituali. Nelle commedie, 21, il Cecchi imitò quelle latine, ma ne scrisse anche di originali come l'Assiuolo e il Diamante, ma anche in quelle latine egli tenne costantemente d'occhio il mondo presente, onde le sue commedie assumono l'importanza di documenti di vita familiare e sociale dei suoi tempi. Il Cecchi, pur essendo un uomo modesto, cercò per le sue commedie un editore illustre come Giolito de' Ferrari veneziano che nel 1550 stampò, la Dote, i Dissimili, gli Incantesimi, la Stiava e l'Assiuolo. Dopo la sua morte il Giunti veneziano, nel 1585 ne pubblicò altre nove, comprese alcune già note, tradotte in versi. Alcune di esse furono ripubblicate nel 1750 a Venezia nel Teatro comico fiorentino. (Allacci 739), (Gamba 329)
 
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